MUTUI: IL TASSO VARIABILE DIVENTA PIÙ CARO DEL TASSO FISSO.

Studio Tributario Manetti

MUTUI: IL TASSO VARIABILE DIVENTA PIÙ CARO DEL TASSO FISSO.

 ARRIVA IL MOMENTO DELLE DECISIONI

 

PREMESSA

Il 2022 è stato un anno molto complesso per i mutuatari e il 2023 non sarà da meno.

La Banca Centrale Europea ha mantenuto una posizione di forza nei confronti dell’inflazione, dovendo alzare necessariamente di 50 punti base i tassi di interesse anche nel meeting di febbraio, costringendo a riva-lutare i mutui anche per il mese di marzo.

L’Euribor a tre mesi, oggi viaggia ad un tasso di 2,57% e dovrebbe raggiungere la soglia del 3,0% allineandosi al tasso sui depositi della BCE dopo la riunione di marzo. Si tratta di una soglia che non si vedeva da quattordici anni, e se la situazione la dovessimo confrontare con l’anno scorso, dove invece si aveva un tasso negativo pari a -0,5%, capiremo che la stagione appena trascorsa è ormai superata e non la rivedremo per molti anni ancora.

L’Euribor a tre mesi è più alto rispetto all’Eurirs di 30 anni ormai fermo a quota 2,37%.

 

COSA CI ASPETTA PER L’ANNO 2023

Se nel 2022 l’aumento dell’inflazione è stata determinato dal rincaro dei prezzi di gas e petrolio, per il 2023 gli incrementi previsti riguarderanno i costi di beni e dei servizi.

Come scrive la Banca Centrale Europea nel suo ultimo bollettino “I tassi di interesse devono ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da as-sicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine”.

Finché l’inflazione è alta, anche i tassi saranno elevati. A pagarne conseguenze più pesanti saranno i mutui a tasso variabile, con un progressivo aumento che li ha visti passare da valori negativi (-0,58% a di-cembre 2021), al tasso del 2,45% attuale.

I mutui a tasso fisso IRS a 20 anni a gennaio hanno invece subito aumenti minimi facendo segnare valori sotto il 2,70%.

Le previsioni in queste settimane danno anche un aumento del tasso Euribor al 4,0%, dunque un mutuo a tasso variabile costerebbe più di uno a tasso fisso.

Gli aumenti dei tassi per tutto il 2023 procureranno una contrazione del mercato immobiliare che (secondo le stime di Nomisma) dovrebbe essere intorno al 13,0%.

 

TASSO FISSO O VARIABILE

Dal punto di vista storico un Euribor al 3,0%non si vedeva da 14 anni, peraltro, lo scorso anno in questo periodo si viaggiava a tassi negativi e quel -0,5% che andava quindi sottratto, anziché sommato, allo spread della banca.

L’economia è ciclica, lo scenario è mutato e bisogna prenderne atto.

Da qualche settimana l’Euribor a 3 mesi è più in alto rispetto all’Eurirs 30 anni (2,37%). Di conseguenza, a parità di spread applicato dalle banche, il tasso variabile ha le carte in tavola perché costi più del tasso fisso in partenza. L’ultima volta in cui è successo è stato proprio nel 2008.

Oggi, con la recessione alle porte, i tassi a breve potrebbero comunque essere tagliati dalle banche centrali per andare a sostenere un’economia in difficoltà quindi chi ha fatto questo ragionamento nel 2008 scegliendo il tasso variabile che, anche allora costava più del fisso, ha avuto ragione.

Per certi versi, quindi, sembra essere tornati indietro con il ciclo economico del 2008.

I mutuatari potrebbero trarre qualche spunto rispetto a quanto visto nel 2008 andando eventualmente a sfruttare l’anomalia che oggi, come allora, si è ripresentata: perché i tassi a breve (Euribor) superano quelli a lunga (Eurirs) proprio quando il mercato dei futures e delle obbligazioni anticipa l’arrivo della recessione.

E se arriva la recessione i tassi a breve vengono tagliati dalle banche centrali proprio per andare nuovamente a sostenere un’economia in difficoltà.

Perché dunque non rifare lo stesso ragionamento ancora oggi?

Del resto, le stime di crescita per l’Italia sono considerate ancora in bilico almeno per tutto il primo semestre del 2023, ma comunque l’inflazione è prevista in discesa, sia chiaro, sarà sempre superiore al 6%, ma comunque inferiore rispetto all’anno scorso, questo determinerà una diminuzione fisiologica dei tassi di interesse della Banca Centrale Europea, ma simultaneamente anche un taglio per i tassi a breve con la recessione in arrivo (certificata anche dal Fondo Monetario Internazionale e dal suo ultimo report pubblicato).

Scegliere il tasso variabile diventa una scelta coraggiosa perché bisognerebbe incagliarsi in una quota del 4,0%, almeno è quello che si prevede per il prossimo futuro, ma con la speranza di vederlo scendere successivamente anche del 70%.

Naturalmente se dovesse arrivare un nuovo evento negativo e quindi una nuova ventata di inflazione in stile anni ‘70 la situazione potrebbe però precipitare anche per coloro che hanno scelto un tasso variabile.

 

COSA ATTENDERSI IN FUTURO

Dopo una sequenza ininterrotta di rialzi dall’inizio della scorsa estate, per la Banca Centrale Europea potrebbe aprirsi una fase di riflessione. Alcuni analisti dubitano che vi sarà un ulteriore rialzo nella prossima riunione dell’Eurotower, in programma il prossimo 16 marzo.

Infatti, anche se è impossibile un ritorno del carovita in quota 2,0% prima di qualche trimestre, occorrerà monitorare la velocità di rallentamento.

Il rischio che, a furia di stringere, la Banca Centrale Europea faccia precipitare l’area in una spirale di dura recessione è elevato e per questo nelle prossime settimane vi sarà un confronto tra i membri dell’organismo di Francoforte.

 

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